Così il Cav. cercherà di convincere le Camere che l’Italia sta in piedi

Nel giorno in cui il premier Berlusconi s’intesta davanti alle Camere il diritto/dovere di trascinare l’Italia fuori dalla palude della crescita zero e della speculazione finanziaria, le uniche basi salde sono queste: lunedì sera il Cav. ha visto il “commissariato” Tremonti per concordare almeno una tregua, mentre oggi si metterà alla prova in Parlamento preceduto da una dichiarazione di Giorgio Napolitano, che gli ha contemporaneamente aperto la strada e tracciato i confini.
21 AGO 20
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Nel giorno in cui il premier Berlusconi s’intesta davanti alle Camere il diritto/dovere di trascinare l’Italia fuori dalla palude della crescita zero e della speculazione finanziaria, le uniche basi salde sono queste: lunedì sera il Cav. ha visto il “commissariato” Tremonti per concordare almeno una tregua, mentre oggi si metterà alla prova in Parlamento preceduto da una dichiarazione di Giorgio Napolitano, che gli ha contemporaneamente aperto la strada e tracciato i confini. La parola è alle forze politiche e alle parti sociali, ha messo a verbale un “preoccupato” capo dello stato, per stabilire “quali scelte compiere per stimolare decisamente l’indispensabile crescita dell’economia e dell’occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014”. Agenda per lo sviluppo e anticipazione di alcune misure di bilancio fin da quest’anno, questo chiede il Quirinale, in un clima che perfino i dietrologi fanno fatica a decrittare: le voci di congiure si mescolano, s’influenzano l’un l’altra, si fingono vere e alla fine concorrono in modo casuale alla creazione della realtà.

I cosiddetti quarantenni del Pdl, ad esempio, ora spingono il premier a liberarsi di Tremonti (la prova agli atti: il voto di ieri alla Camera sulle intercettazioni: affossato Milanese, salvato Verdini) e magari pensano che saranno loro a indicare il sostituto. Nel frattempo si muove anche il Quirinale, che considera quella poltrona una sorta di protettorato, e sullo sfondo s’agitano i grandi giornali, vale a dire i grandi gruppi economici che paiono aver congedato il superministro e sedotto pure un pezzo di opposizione illusa di poter gestire il dopo-Tremonti. Ma pesano ancora troppe incognite: gli esiti dell’attacco speculativo sul debito italiano e sul sistema del credito (in Transatlantico da giorni si parla con terrore delle difficoltà di Banca Intesa); le altre novità giudiziarie in arrivo; l’atteggiamento del governo tedesco che ha consentito alla Deutsche Bank di liberarsi di quasi tutti i nostri titoli; le intenzioni di Umberto Bossi, a cui Tremonti lunedì mattina ha chiesto protezione dopo che Roberto Maroni aveva per così dire suggerito il suo licenziamento al premier.

Palazzo Chigi può accontentare solo in parte le richieste sviluppiste di Napolitano. Non risulta che il Cav. annuncerà in Parlamento l’anticipazione dei tagli inseriti nella manovra. Né si può dire che nella fattura del suo discorso sia estraneo il contributo del rigorista Tremonti. Lunedì sera c’è stato un colloquio tra i due, mentre oggi il ministro correrà in Parlamento dopo un incontro con Juncker in Lussemburgo: un modo per non regalare agli antipatizzanti il fermo immagine della sua assenza.
Il Cav. punta sui buoni fondamentali italiani (crescita dell’export, minor fabbisogno, avanzo primario), sullo sblocco di qualche cantiere grazie ai 7,5 miliardi che il Cipe delibererà oggi, sulla manovra messa al sicuro e su qualche azione per la crescita: dismissione del patrimonio, più efficienza nei tagli. Non mancherà l’invito alla collaborazione rivolto alle opposizioni. Con qualche chance di ascolto: “Non si può continuare a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio: abbiamo la voce roca”, dice Pier Ferdinando Casini.

E Tremonti? Se Pier Luigi Bersani e i suoi continuano a chiedere un passo indietro del Cav., più di qualcuno nel Pd ha capito che è una strada senza uscita. Non solo Beppe Fioroni, anche un’area di pensiero a cui ieri ha dato voce il deputato barese Dario Ginefra: “Tutti siano chiamati a concorrere con proposte concertate, a partire dalla rimozione di un non più giustificabile ministro Tremonti e dalla proposta di un nome bipartisan”. Musica per le orecchie dei “giovani turchi” del Pdl, ma a che prezzo? Si sa che Napolitano ieri ha incontrato Mario Draghi, e che è un fautore delle sostituzioni interne o, come dice una fonte, “della stagione dei direttori generali”. Se Tremonti crollasse sotto i colpi della maggioranza o dei pm – è lo schema – al suo posto dovrebbe andare il dg del Tesoro Vittorio Grilli, che lascerebbe la corsa per Bankitalia a vantaggio di Fabrizio Saccomanni. Ma le variabili sono ancora troppe.